La psicologia nel Mentalismo

di Aroldo Lattarulo

Qual è il rapporto tra la psicologia e il mentalismo?
Sono stati tanti, negli anni, a chiederci quanta “psicologia” ci sia in un effetto di mentalismo.

Considerando che questa domanda è ancora abbastanza diffusa – soprattutto tra coloro che per la prima volta assistono (stupefatti) ad uno spettacolo di mentalismo – forse è opportuno definire, pur se brevemente, alcuni aspetti della questione.
Allora, come prima cosa, chiariamo che per eseguire effetti di mentalismo, o addirittura per mettere in scena uno spettacolo di mentalismo di grande successo, non è necessario essere né psicologi iscritti all’albo, e neanche è necessaria una laurea in psicologia.
In tutti questi anni ho incontrato centinaia di appassionati di mentalismo e soltanto una percentuale irrisoria di loro aveva una laurea in psicologia.

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Domanda successiva: per fare mentalismo serve comunque una buona conoscenza dei vari aspetti psicologici?
La risposta è no, anche in questo caso.

Molti mentalisti – e alcuni di loro hanno anche un buon successo – non hanno conoscenza di problematiche psicologiche, e talvolta hanno scarso background culturale.
Insomma, in poche parole, si può mettere in scena una performance di mentalismo di buon successo anche soltanto utilizzando in modo appropriato la sola metodologia mentalistica (intendendo per tale la tecnica sottostante all’effetto… quella che i più grevi chiamano “il trucco”).

Possiamo allora dire che la psicologia non serve a nulla nel mentalismo?
Evidentemente, non è così.
In altre occasioni abbiamo rimarcato come qualsiasi tipo di cultura “supplementare” – quella cioè che va oltre la conoscenza del metodo sottostante ad un effetto – sia utile al Mentalista.
È naturale, allora, che proprio eventuali conoscenze in ambito psicologico possono essere di supporto all’attività del mentalista.
Ma di tutta l’enorme mole di dati dei quali è composta la psicologia, cosa può realmente servire al mentalista?
Semplificando, possiamo dire che, in genere, al mentalista serve (e molto) la parte relativa alle percezioni e soprattutto agli errori di percezione.
Sugli errori di percezione si gioca, sostanzialmente, tutta l’attività di ogni illusionista.
È ovvio, come si diceva, che il mentalista può anche ignorare la teoria, cioè il perché e il come si generano gli errori percettivi; ma il fatto di “conoscere”, se il mentalista ha capacità di ragionamento, è di buon aiuto nello sviluppare presentazioni e comportamenti idonei ad ampliare gli errori percettivi degli spettatori.
Però, attenzione, c’è un altro aspetto – molto più esteso – nel quale le conoscenze in ambito psicologico possono essere estremamente utili.
Come ho mostrato nel corso Mentalismo Psicologico pubblicato su NuovoMentalismo.com, il mentalista può proporre argomenti psicologici di qualsiasi tipo (purché interessanti e particolari per il pubblico di riferimento) per mostrare poi effetti di mentalismo come “esemplificativi” degli argomenti proposti.
In sostanza, il mentalista diventa un conferenziere su argomenti di psicologia – e gli argomenti relativi alla psicologia attraggono sempre molto… – e poi mostra effetti di mentalismo che hanno il compito di sottolineare gli argomenti proposti e, quindi, di rendere incisiva e memorabile la conferenza stessa.
In questo caso, allora, tutti gli argomenti “psicologici” possono essere sfruttati, ed il “Mentalista Psicologico” si libera del ruolo di semplice entertainer per diventare un conferenziere speciale, interessante.
E se tutto va come dovrebbe, allora diventa anche un Mentalista indimenticabile. 


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